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Origini - Museo Riso


exhibition
Origini - Museo Riso (Palermo, March 2016)




Dimora OZ, laboratorio di arti visive, performative e multimediali, chiude ORIGINI, il suo primo laboratorio annuale. Il progetto raccoglie alcuni dei contributi nati con l’apertura di Dimora OZ e gli interventi degli artisti più recenti.

Il progetto "ORIGINI" esplora due filoni: Persona e Collettività. Il primo rivolto a un’indagine intimista, il secondo, più aderente ad un piano collettivo, si sviluppa attraverso metafore e immagini archetipali. I nodi causali dell’identità soggettiva e collettiva non sono quindi solo espressioni temporali, come ad esempio quelle delle radici, ma vengono presentate in forza della contemporaneità, cioè con figure capaci di suggerire anche un superamento.

Dimora OZ è un laboratorio di arti visive, performative e multimediali, uno spazio transdisciplinare animato da numerosi artisti residenti a Palermo. Dimora OZ è un’art factory che affronta tematiche contemporanee, creando produzioni, eventi, workshop, con una particolare attenzione alle dinamiche relazionali di collaborazione e partecipazione. Dimora OZ è un progetto di placemaking culturale nato grazie al fondamentale supporto di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, mecenate e operatore culturale da sempre partecipe attraverso molteplici iniziative per lo sviluppo culturale ed artistico del territorio tramite contributi volti alla creazione di realtà museali e al sostegno degli artisti siciliani.




Dimora OZ (art factory of visual, performing and multimedia art) closes its first annual workshop ORIGINI. The project contains some of the contributions made by artists for the opening of Dimora OZ (14 / 17 July, 2014) and interventions of new connections. ORIGINI presents two subject studies: Self and collective. The first leads to an intimate investigation; the second, through metaphors and archetypal images, investigates on a collective level. Accidental bonds of subjective and collective identity are not therefore only temporary expressions as the roots, but are presented under the contemporary world with people able to suggest an overcoming.


Dimora OZ is a laboratory of visual, performing and media arts, a transdisciplinary space animated by numerous artists living in Palermo. Dimora OZ is an art factory that addresses contemporary issues, producing events, workshops and such, with a particular attention to relational dynamics of collaboration and participation.

Dimora OZ is a project of cultural placemaking supported by the fundamental figure of Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, patron and cultural worker, whom always participate through multiple initiatives to cultural and artistic development of the territory through contributions towards the creation of museums and supporting Sicilian artists.

Artists
Andrea Kantos, Andrea Mineo, Claudia Di Gangi, Gandolfo Gabriele David, Fabio R. Lattuca, Federico Bonelli, Daniele Di Luca, Mr. Richichi, Georges Salameh, Masiar Pasquali, Tamar Hayduke, Yousif Latif Jaralla, Stefan Bressel, Sergio Barbàra, Libera Alessia Aiello, Patrycja Stefanek, Nicola Di Croce, Lucia Di Pietro


work presented



videoinstallazione (monitor a tubo catodico 21’) e Foto ritratto

video-installation (21’inch screen) and photographic portrait

Georges Salameh ripercorre un vissuto (negato) del periodo della guerra civile libanese, interpretando materiali e ricordi familiari dell’artista con un lavoro sull’amicizia quarantennale fra Nabil e Corni. In Office (il video) siamo nella downtown di Beirut, 1975. Gli 2 scenografi Nabil e Corni tornano in città, trovando il loro ufficio devastato dalla guerra civile. Quali sono le reazioni di chi trova il proprio passato totalmente cancellato? Cappello di lana (foto) - il ritratto di Nabil circa 4 decenni dopo, addosso il capello del suo amico.

Corni migrò in Grecia nel 1976, Nabil verso la fine della guerra civile nel 1989 lo raggiunse; i primo morì all’inizio della crisi greca, un ictus mentre era in piedi in una coda al banco delle imposte. Il lavoro riprende la presentazione di Georges Salameh, In Piedi davanti le Rovine, avvenuta nel 2014 a Dimora Oz e prendendo spunto dalle opere di Imru'l Qais, un poeta arabo preislamico che cantava le rovine dei paesi abbandonati e devastati dalle lotte tribali. In questo caso il parallelismo fra le rovine d’un officio, la morte di Corni e il poeta arabo davanti la distruzione, segna un’importante metafora della condizione economica contemporanea e sull’amicizia.
Georges Salameh recounts an experience (denied) from the period of the Lebanese civil war, re-interpreting materials and family memories with a work based on a forty-year old friendship between Nabil and Corni.



In Office (video) we are in downtown Beirut, 1975. Nabil and Corni both set designers return to their office, only to find it completely destroyed by a bomb shell. What are the reactions of those who find their belongings and past totally erased?


Wool Cap (photo) is a portrait of Nabil approximately four decades later, wearing his friend’s woollen hat.
Corni migrated to Greece in 1976, Nabil joined him in 1989 towards the end of the civil war; the first died at the beginning of the Greek crisis, he had a stroke while he was standing in a line at the tax office. This work by Georges Salameh is part of a broader piece called “Let us Stop and Weep”, a section of which was presented at Dimora Oz in 2014. It is inspired by the works of Imru'l Qais, a pre-Islamic Arab poet who sang for the ruins of villages abandoned and devastated by tribal conflicts. In this case, the parallel between the ruins of an office, the death of Corni and the Arab poet facing his ruins, marks an important metaphor for contemporary economic status and friendship.



photos by Fabio Sgroi

Press

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